Il futuro di Milano nella riscoperta della sua identità Natale 2018

Claurio Fazzini
La stagione felice che la città sta attraversando, il continuo riferimento dei media - anche stranieri - al suo acclarato ruolo di guida del Paese , le importanti iniziative appena concluse e quelle che si prefigurano come sfide di un futuro immediato già compreso nell'attualità delle opere che si stanno varando, suggeriscono sul finire dell'anno - quasi in termini di buoni propositi per il 2019 e per i prossimi anni a venire - qualche riflessione sui caratteri che potranno o meglio dovranno avere questa città e questo futuro per garantire la continuità della favorevole stagione economica , a fronte di una competizione sempre più serrata tra le metropoli e dei problemi in tal senso che il Paese pone comunque e purtroppo anche a Milano ; riflessioni - pertanto - di carattere più ampio rispetto alle stringenti valutazioni del mercato immobiliare; delle nuove attività nascenti; del primato della moda o del design; delle classifiche sulla qualità della vita ; che pure hanno tutta la loro importanza e con le quali queste riflessioni ovviamente in qualche modo si confronteranno. Poiché in tempo natalizio siamo tutti più buoni, e si tratta di "buoni propositi" possiamo lasciar perdere in questa sede tutte le critiche (che altri potrà fare in altro tempo e in altro luogo) che riguardano il difficile compito dei "costruttori di città" , come Claudio De Albertis titolava qualche anno addietro il bellissimo volume sui primi sessant'anni di Assimpredil Ance, per ragionare unicamente sulle opportunità. Che per Milano sono davvero tante , tutte di segno positivo e , come recita già il titolo, inscritte nel suo dna. La nostra città possiede, fin dalla sua nascita come corte longobarda, il carattere di città policentrica; un importante anche se complesso rapporto con il sistema delle acque ; profonde relazioni con il suo territorio agricolo che si sono sviluppate e mantenute lungo tutta la sua storia bimillenaria. Questa identità le deriva ovviamente, come ci hanno insegnato da piccoli, dall'essere al centro della pianura padana e quindi in felice posizione per tessere relazioni dirette tra tutte le città - spesso più antiche - della corona prealpina : come Monza, Bergamo, Brescia, Como ; e della fascia fluviale : come Lodi , Pavia , Piacenza , Vercelli , Novara.
La città però non si è accontentata dei "doni avuti con la nascita" e ha moltiplicato le sue relazioni con il territorio produttivo grazie alla formazione già in epoca medievale di un eccezionale sistema, le grandi Ville di delizia nelle immediate vicinanze di Milano: Visconti-Litta a Lainate, Arconati a Castellazzo di Bollate, Borromeo a Cesano Maderno e poi tutte quelle sui Navigli o in contesti di grande valore ambientale come Palazzi Archinto , Brentano, Crivelli, Venini ; Ville Trivulzio, Melzi, Pisani Dossi, Giulini, Terzaghi , fino a Villa Melzi a Vaprio d'Adda e Villa Borromeo d'Adda a Trezzo. Queste residenze patrizie, che fin dall'origine governavano grandi estensioni di territorio agricolo produttivo (i famosi "antri abduani e del Ticino" citati dal Foscolo nei Sepolcri come portatori di ricchezza) hanno poi rappresentato, nel passaggio dall'economia agricola alla produzione di beni, agli albori della rivoluzione industriale, il sistema di riferimento per la creazione di una struttura produttiva articolata e ramificata che ha saputo valorizzare appieno - grazie all'intelligenza dei precursori e alla grande capacità di lavoro della popolazione lombarda - le valenze del territorio: setifici e cartiere sull'Adda e sui Navigli ; tessile nel Novarese e nel Ticino ; meccanica nel legnanese e nel saronnino (dove si fabbricavano le Isotta Fraschini), fino all'esplosione più recente del settore del legno brianzolo ed alla più recente concentrazione delle grandi fabbriche in città. Da quel momento e per quasi cinquant'anni la città ha voltato le spalle alla propria identità, omologando la propria crescita ai modelli di concentrazioni metropolitane dei paesi europei: formazione di grandi quartieri residenziali disconnessi dal sistema policentrico; concentrazione delle industrie in aree dedicate interne alla città; formazione di collegamenti con i poli esterni esclusivamente verso la città centrale e non trasversali ..... fino al declino di questo modello industriale, che ovviamente non è stato determinato dal modello centripeto (o non solo da quello) ma che ha costituito sicuramente una grossa perdita in termini di "qualità della vita in città". Fortunatamente la successiva fase di trasformazione e rigenerazione della struttura economica, iniziata nel primo decennio del ventunesimo secolo e tutt'ora in formazione, ha saputo riprendere con forza - quasi con un'azione collettiva di risipiscenza - il modello identitario della città, che era solo rimasto quiescente in attesa di essere rinvigorito. I passaggi fondamentali di questo rinascimento urbano sono stati le indicazioni del Piano Territoriale Regionale , l'ultimo Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Milano , oggi ereditato dalla Provincia Metropolitana e tutt'ora vigente ; il PGT 2012 di Milano; ma anche il bellissimo numero monografico MIDLAND di Dedalo , rivista di Assimpredil ANCE , curato dal compianto grande urbanista Gaetano Lisciandra , ricco di spunti oggi ancor più validi; e tanti altri contributi sul tema difficili da elencare in modo completo.
Se , come molti economisti ed osservatori sostengono, la competizione nei prossimi decenni (ma lo vediamo già ora) non si giocherà più tra i Paesi ma tra le Regioni Urbane, e cioè tra le grandi città con il loro sistema di relazioni territoriali , allora Milano con la sua Regione Urbana ha davvero "l'asso nella manica" , perché è la sola in Europa che può contare su un vero sistema policentrico esteso su un grande territorio: non così Parigi , Berlino , Londra , Madrid ; e nemmeno il Randstad olandese di Amsterdam o il Central Belgium ; non la sequenza Reno-Meno/Reno-Ruhr; men che meno Barcellona, Lione o Zurigo .
Una Regione Urbana estesa dalle valli alpine ai laghi e alle città prealpine; compresa tra i fiumi Po ,Ticino , Adda e tutti i minori; connessa dai Navigli Grande, Pavese, Bereguardo, Martesana, dai Canali Villoresi, Muzza, Cavour e tanti altri; intersecata da un capillare sistema infrastrutturale su ferro e gomma, interconnesso a sua volta con i maggiori corridoi europei.
Una visione troppo idilliaca? forse... certo, qualche tratta del sistema infrastrutturale alle diverse scale è ancora da puntualizzare, manca sicuramente la direttissima per Genova, ma questi sono appunto i buoni propositi da mantenere !
C'è poi un altro argomento - fondamentale - che attiene i buoni propositi e la scommessa da vincere nei prossimi anni, e riguarda proprio la qualità della vita .
Nel medesimo momento in cui i giornali celebrano i fasti economico/imprenditoriali di Milano, la città regredisce pesantemente - unitamente a tutti i grandi centri italiani - nella classifica delle città dove è gradevole vivere, causa i valori modesti di quegli indicatori che conosciamo fin troppo bene.
Sembrerebbe un processo ineluttabile, che privilegia necessariamente i piccoli centri, ma non è così: la caduta sarà inarrestabile solo se si continuerà a non dar peso a questi indicatori, trovando invece, ancora e sempre nel dna della città, le risorse per renderla bella e sostenibile.
Ciò potrà avvenire in modo abbastanza semplice grazie a un duplice movimento : il primo , costruendo nuovi quartieri smart nei luoghi dotati di verde e infrastrutture della nostra città , valorizzando anche il rapporto con i tanti nuclei di identità locale (anche e proprio quelli del PGT !) e realizzando parchi nelle aree ex-produttive demolite e bonificate o incolte cedute con i meccanismi di perequazione; il secondo , evitando una crescita fuori misura della città nel suo perimetro amministrativo, realizzando invece rapide connessioni con i propri nuclei esterni , già ben piazzati nelle classifiche inerenti la qualità della vita .
Basti pensare che la navetta auspicata dalla Regione Lombardia tra Garbagnate e Lainate (la città-giardino di Villa Visconti Arese Borromeo , con il più grande Ninfeo d'Europa, opera del Buontalenti) ci potrebbe trasportare in quindici minuti da Cadorna, il tempo di sei-sette fermate metropolitane; mentre una maggior dotazione di treni potrebbe collegare la Città Briantea (Mariano - Inverigo - Cesano - Meda - Cremnago - Desio - ecc.) in quindici-venti minuti.
Se nei prossimi due/tre anni saremo capaci di volgere le nostre forze coerentemente e unitariamente in questa direzione (anziché accettare supinamente le occasioni che il mercato ci offre), e convincere i nostri Amministratori a perseguire questo modello di sviluppo , non solo potremo vincere a mani basse la partita con le grandi metropoli europee , ma , quel che più conta , Milano potrà diventare nuovamente "luogo privilegiato in cui il genere umano può condurre una vita felice" come il nostro Aristotele definiva la città duemilacinquecento anni fa.
TAGS: Territorio; Metropolitano
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